Una coincidenza? Forse. Noi preferiamo pensare che la nazionale spagnola abbia voluto contribuire alla riuscita della nostra Energy & Passion, fornendoci un pretesto in più per brindare.
Da veri professionisti, non ci siamo tirati indietro.
Regina della fiesta: la sangria
La serata è cominciata dalla priorità assoluta: preparare subito la sangria, così da permetterle di accompagnarci fedelmente per tutto il resto del programma.
Il risultato è stato una sangria con una forte identità territoriale, preparata con il Merlot trentino. Forse non abbastanza ortodossa per una terrazza di Madrid, ma decisamente piacevole e, soprattutto, presente nei momenti importanti.
La Spagna vince i mondiali per noi
Una volta riempiti i bicchieri, ci siamo spostati in giardino per festeggiare la vittoria della Spagna.
D’altronde sarebbe stato scortese ignorare tutto l’impegno messo dalla nazionale per rendere ancora più memorabile un evento che avevamo già organizzato da mesi. Così, quella che doveva essere una serata dedicata alla cultura spagnola è diventata anche una celebrazione mondiale perfettamente sincronizzata. Mirian aveva pensato a tutto. La Spagna, per sicurezza, ha aggiunto il trofeo.
Hablas español? Più o meno...
Dopo il brindisi è arrivato il momento culturale: un corso base di spagnolo, molto base, per imparare qualche parola utile e scoprire motti, proverbi ed espressioni della tradizione.
A fine lezione, ogni partecipante ha ricevuto un ventaglio decorato con alcune di queste formule. Un omaggio tipicamente spagnolo, elegante e anche piuttosto strategico considerate le temperature estive.
La lezione più importante, però, è stata un’altra: gli inglesismi erano ufficialmente banditi. Cosa per noi digital addicted - appunto - non troppo semplice.
In spagnolo esiste una parola per ogni cosa. Il computer è l'ordenador, i popcorn sono i palomitas e chi tenta di infilare termini inglesi nella conversazione viene allontanato.
Lo spagnolo è una delle lingue più parlate al mondo, ricca, sonora e perfettamente attrezzata per cavarsela da sola. Non ha bisogno di parole prese in prestito e, quella sera, nemmeno noi. Quando il vocabolario veniva meno, restava comunque il nostro infallibile metodo: aggiungere una “s” alla fine delle parole. Una tecnica non ancora approvata dalla Real Academia Española, ma capace di regalare una notevole sensazione di padronanza linguistica.